Dieci anni fa la scomparsa di Maurizio Marini, "mostro sacro" della critica d'arte, specialista mondiale del Caravaggio

4' di lettura 06/08/2021 - Esattamente dieci anni fa, il 6 agosto 2011, scompariva, a 69 anni, Maurizio Marini, uno dei "mostri sacri" della critica d'arte, specialista di fama mondiale del Caravaggio e, piu' in generale, della pittura del Seicento. Romano (con origini però di Cori, paesetto in provincia di Latina), docente alla "Sapienza", amico e collaboratore di altri grandi storici e critici dell'arte, come anzitutto Sir Denis Mahon, mitico consulente artistico di Buckingham Palace (morto, poi, ad aprile 2011, pochi mesi prima di Maurizio). Ma non voglio scrivere la solita rievocazione, il solito "coccodrillo", pur sincero (ma, peraltro, in grave ritardo,,,lo scrissi allora, comunque!). Ricordo come ora quel giorno.

Ricordo benissimo quel giorno, era sabato 7 agosto 2011. Mi chiama al telefono la mia ragazza di allora (che, tra l'altro, avevo ritrovato, riprendendo il rapporto dopo tantissimi anni, proprio attraverso Maurizio: grazie, mio caro amico, anche se poi il rapporto non andò bene, ma tu non potevi certo prevederlo!), e mi dice che il nostro carissimo comune amico, era morto, stroncato da un malore tanto inesorabile quanto rapido (io l'avevo visto, apparentemente in buona salute, a giugno!). Una mazzata, a dir poco. Pochi giorni dopo, i funerali nella chiesa, di S.Agostino vicino Piazza Navona (che ospita uno dei capolavori del Caravaggio, quella "Madonna dei pellegrini" dipinta dall'artista nel 1604, probabilmente dopo un viaggio alla Basilica della Santa Casa di Loreto). Funerali con una miriade di parenti e amici, artisti, critici e storici dell'arte, in particolare tutto lo stato maggiore dell'allora Sovrintendenza al Polo Museale del Lazio di Piazza Venezia.

Al Caravaggio, caro Maurizio, avevi dedicato davvero una vita di studi e ricerche sul campo: sin da quando, fresco di laurea. negli anni '60, giravi le piu' sperdute chiese del Lazio, sulle tracce lasciate dall'artista nella sua afffannosa fuga da Roma del 1606, dopo l'uccisione di Ranuccio Tomassoni in Campo Marzio. Eri talmente preso da questo gigante dell'arte, al punto che, scherzando coi comuni amici, quasi ti ritenevamo la reincarnazione di Michelangelo Merisi! La tua perfetta conoscenza dell'opera del grande lombardo e' emersa nei minuziosi volumi che gli avevi dedicato; di cui il migliore resta sempre .quel “Caravaggio Pictor Praestantissimus” (Roma, Newton Compton, Premio 2001 per la Storia dell’Arte del Nobile Collegio degli Orafi e Argentieri di Roma. e Premio Città di Roma 2001 per la Critica d’Arte).che è, in sostanza, il catalogo caravaggesco piu' completo e ragionato mai scritto. Ma avevi pubblicato saggi, collaborato a trasmissioni radio e tv (anche con me, per un'emittente privata), tenuto lezioni, conferenze, visite guidate, su tanti aspetti dell'arte europea del Seicento (anche, ad esempio, su Diego Velazquez, con Rembrandt e Rubens tra i massimi artisti influenzati dal Merisi),.che tuttora fanno scuola. Il tutto, però, sempre senza accodarti alla grancassa celebrativa di tante occasioni ufficiali: ricordo bene che la grande mostra alle Scuderie del Quirinale del 1610, per i 400 anni della morte del Merisi, peraltro unica per aver radunato, a Rpma, quasi il 90% della sua produzione, non ti vide tra gli studiosi del comitato operativo: perchè ne criticasti vari lati di fretta e superficialità, come anzitutto la redazione di varie schede da parte di studiosi non specialisti del tema.

Vivevi, ricordo benissimo, in un appartamento in un vecchio palazzo nei pressi di Piazza Navona, esattamente dietro alla seicentesca chiesa della Natività di Piazza Pasquino (oggi, tra l'altro, ritrovo abituale della Comunità congolese di Roma): e al piano sotto casa, avevi lo studio, che era...una sorte di "palude stigia" dantesca (nel senso migliore del termine!), dove si camminava tra cataste interminabili di libri e documenti che ti assalivano da tutte le parti. Eppure, in quel caos primigenio sapevi subito ritrovare quel che ti serviva. Criticato, a volte, per certe laute consulenze, ed expertise, un po' disinvolte. hai fatto però veramente scuola nella critica d'arte europea del Novecento.

Ed è anche grazie alle tue ricerche e i tuoi approfondimenti che Michelangelo Merisi da Caravaggio - dopo secoli di sottovalutazione e ridimensionamento, interrotti solo nel 1913 dai celebri articoli del grande Roberto Longhi, futuro maestro dell'altro grande Federico Zeri -. ha giustamente assunto quel ruolo di rivoluzionario dell’arte che oggi tutti gli riconosciamo.






Questo è un articolo pubblicato il 06-08-2021 alle 07:59 sul giornale del 07 agosto 2021 - 236 letture

In questo articolo si parla di cultura, roma, lazio, articolo, Fabrizio Federici

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